Museo/Monumento
Convento di Sant'Angelo di Pantanelli
Descrizione
L'Umbria è da sempre terra di diffusa spiritualità, da secoli la sua immagine è infatti legata ai valori della pace, dell'amore, della preghiera e del raccoglimento mistico.
In questo contesto, il Convento di Sant'Angelo in Pantanelli è luogo suggestivo di memorie francescane: il convento fu infatti costruito su un terreno donato a San Francesco. Alla sua fondazione, nel 1216, prese parte lo stesso frate Francesco; nelle vicinanze è ancora visibile la grotta in cui il santo dimorò e lo scoglio sul Tevere da cui parlò ai pesci. Ospite del convento fu Jacopone da Todi. La tradizione vuole che qui compose varie laudi, tra cui la celeberrima "Stabat Mater". Nella Chiesa del convento sono sepolti i signori di Baschi che dominarono il territorio circostante per vari secoli. Sull'altare maggiore un affresco del 1400 rappresenta una crocifissione e all'interno si trova un'Annunciazione del Pastura, allievo del Pintoricchio.
Nel 1216 i tre fratelli Ugolino, Ranieri e Bonconte dei Baschi, volendo dimostrare la loro riconoscenza a San Francesco, decidono di donargli un "locus", sulla riva sinistra del Tevere: gli era riuscito a riportare la PACE tra i litigiosi signori. Nell'atto di divisione del 5 giugno 1235 tra Ugolino di Ranieri e Ugolino suo nipote si stabilisce che "il luogo dei Frati Minori, che appartiene a Cristo Signore, deve rimanere comune a tutti e due e in nessuna maniera si deve dividere". Quindi nove anni dopo la morte del Santo, l'eremo di Pantanelli esisteva e ospitava i Frati Minori.
Pantanelli rimase sempre indiviso, ciò dimostra l'attaccamento dei membri della famiglia Baschi a quel luogo che fu scelto anche per la loro sepoltura. Non sappiamo come fosse inizialmente il convento. Nel Locus esisteva già una costruzione: era un piccolo fortilizio di vedetta; dall'altra parte del fiume c'era il castello di Corbara dei Montemarte, di fazione guelfa.
A Pantanelli c'è una grotta di roccia arenaria calcarea dove ancora si può vedere il giaciglio di pietra del Santo; e restano anche la fonte, l'elce, piantato da Lui stesso, e lo scoglio dal quale, secondo la credenza popolare, predicò ai pesci.
Tra gli ospiti del convento va ricordato Fra Jacopone da Todi: schieratosi con gli oppositori del papa Bonifacio VIII, era stato, da lui, scomunicato e imprigionato; liberato dopo la morte del papa, trascorse un periodo di tempo a Pantanelli, dove compose diverse laudi tra cui la celeberrima "Stabat Mater"(XIII sec.). Dal 1425 al 1427, periodo in cui svolse la sua attività di predicatore nella nostra zona, vi soggiornò S. Bernardino da Siena, che era stato nominato Commissario provinciale per la Toscana e l'Umbria. Egli restaurò il convento. Altri ospiti furono: il Beato Bernardino da Feltre, il Beato, Ambrogio da Milano, il Beato Raffaele da Norcia.
Alla fine del 1400 i frati commissionarono ad Antonio Massari, detto il Pastura, allievo del Pinturicchio, un affresco sopra la porta di ingresso della chiesa; era un'Annunciazione con paesaggio umbro; ne resta solo una pallida traccia.
Fino al 1973 sull'altare maggiore c'era un grande quadro, "L'Allegoria del perdono"; fu tolto e portato nella chiesa nuova di Assisi quando i frati lasciarono il convento. Era stato commissionato dal Conte Ranuccio quale ringraziamento per essere sfuggito al massacro della sua famiglia ed anche per onorare la madre morta. Nel quadro sono raffigurati, nella parte superiore, S. Francesco, la Vergine Maria, S. Elisabetta di Ungheria (una delle prime terziarie francescane) e, nella parte inferiore, il fratello Carnario assassinato, il Conte Ranuccio, la madre Signora Bernardina, le sorelle. Tolto il quadro è stata trovata una bellissima crocifissione molto mutilata, nella quale appare S. Francesco che abbraccia la croce: pare sia uno dei primi ritratti del santo; l'opera è stata attribuita a Pierantonio Mezzastris, pittore folignate del XV sec.
La storia del convento appare molto travagliata; più volte chiuso (anche al tempo della dominazione napoleonica), dopo l'unità d'Italia fu indemaniato; nel 1880 andò all'asta a Perugia: lo acquistò il padre Bonaventura da Civitella, aiutato dal segretario comunale di allora, Giorgio Bernardi. Fu ricomprato per 3125 lire; quei soldi erano gli stipendi del padre Domenico Orsini da Greccio, che per 14 anni, dopo la chiusura del convento, aveva lavorato presso i Marchesi Misciattelli di Allerona, come precettore dei figli.
Oggi il convento ospita i ragazzi della "Comunità-incontro" di Don Pierino Gelmini.
Come ogni anno, a partire dal XIII secolo, il 2 agosto vi si celebra la "Festa del Perdono", voluta da S. Francesco, per la grande gioia che Egli provò nell'aver riportato la Pace nella nobile e litigiosa famiglia Baschi.